TGA – Apocalypse Town

In uscita il 9 aprile 2014 per Subcava Sonora, Apocalypse Town è il terzo disco della band partenopea The Gentlemen’s Agreement. L’aspetto innovativo riguardo alla produzione dell’album ha a che fare con il baratto. La band ha infatti finanziato la sua realizzazione attraverso una serie di scambi senza moneta. Grazie alla prestazione di manodopera per la costruzione della sale di ripresa del SudEstudio di Campi, è stato possibile ottenere un mese di registrazione; un appartamento in un Lanificio del Cinquecento a Napoli, è stato dato a uso abitativo alla formazione in cambio della totale gestione di un club, l’ex fabbrica di sapone Lanificio25.

Il baratto e il lavoro operaio del resto sono alla base del concept dell’album. I Gentlemen’s Agreement hanno utilizzato tutta una serie di strumenti da lavoro (trapani e lucidatrici sfregati su campanacci, Rullante con Frenomacchina, Macina Bulloni), strumenti auto-costruiti (Psycho Sitar, Mollofono) avvalendosi anche della preziosa collaborazione di Peppe Treccia (geniale inventore di macchine sonore e rumorose) per raccontare una “città che non esiste, che è al tempo stesso paradigma delle moderne metropoli“.

La scheda stampa racconta in dettaglio l’idea dietro a  Apocalypse Town. “Lo scenario iniziale è la Fabbrica che ingurgita la vita degli operai imponendo loro uno stile di vita disarmonico, fatto di ritmi e giorni ripetuti, ossessivi, sempre uguali. Emerge la figura di un operaio senza nome che sarà protagonista di un percorso evolutivo. L’operaio senza nome sogna, ad occhi aperti sulla catena di montaggio, una vita senza turni e debiti. Realizza di non essere più in grado di ascoltare i propri battiti del cuore ormai coperti dal rumore di Fabbrica e comprende soprattutto di essere un ingranaggio piccolo, eppure fondamentale, di un grande meccanismo. Decide quindi di scappare. Venendo meno questo ingranaggio tutto il sistema ‘Fabbrica’ crolla, creando il panico nella cittadina di Apocalypse Town. La città si svuota ma chi rimane gode, non più il ritmo frenetico e inumano della catena di montaggio, bensì una ricerca verso un ritmo armonico, legato ai cicli della natura e ad una maggiore sintonia con la terra. Le autostrade diventano campi di fiori, non nevica più grigio. Questo percorso è scandito all’interno del disco dalle singole canzoni, sia da un punto di vista narrativo che sonoro“.

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